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Pigrizia e palestra

 

Aprile dolce dormire?

A me il dolce dormire dura tutto l’inverno, per non parlare della fame perenne, d’inverno mi trasformo in un orso in letargo che vorrebbe solo dormire e mangiare.

Ovviamente questo istintivo desiderio viene sempre accantonato…

Le mie allieve/i non conoscono minimamente la mia pigrizia dilagante, a volte entro in classe dicendo: “Oggi lezione calma perché non sono molto in forma”, poi ci distruggiamo di esercizi per il “core”! Vorrai mica abbandonare gli addominali a sé stessi…

Per fortuna stamattina uno spiraglio di sole mi sta energizzando, saranno state anche le mie 8 ore di sonno? che per me sono rare, o sarà stato anche il mezzo litro di camomilla prima di coricarmi?

Un sonno ristoratore come non mi succedeva da tempo…

A volte viene istintivo bombardarsi di caffè, ma ad un certo punto il caffè non ci fa più nulla… La vita frenetica pare non volerci far dormire, soprattutto per noi mamme, che tra gestione dei bambini, della casa e lavoro, concedersi un sonno ristoratore sembra un lusso, almeno per me…

Succede anche a voi?

Da oggi giuro si ricomincia a dormire di più, con camomilla tutte le sere!

E ora al lavoro, a preparare la mia lezione di Pilates per stasera!

Buona giornata a tutti/e!

Il Signor Pilates

Joseph Pilates a 57 e 82 anni
Mantenersi in salute…

Joseph Hubertus Pilates nacque a Mönchengladbach, vicino a Düsseldorf nel 1880, soffriva di asma, rachitismo e febbre reumatica.

Era di quei bambini che in una gara di corsa arrivano ultimi, in una lite quello che le prende, così debole e malaticcio da rimanere sempre indietro…

Con la consapevolezza dei suoi tantissimi limiti fisici, trovò la forza interiore ed iniziò da quattordicenne la pratica del body-building, per sopperire alla sua gracile costituzione fisica, ed iniziò ad avvicinarsi e sperimentare così numerose discipline sportive; da ognuna di esse ne trasse il meglio, trasformando le sue esperienze in vere e proprie ricerche sul movimento.

Lo studio dell’anatomia e lo sviluppo muscolare diventarono così studio e parte integrante della sua adolescenza.

Nel 1912 si trasferì in Inghilterra, dove intraprende la sua carriera si Istruttore di autodifesa e altri sport da combattimento, oltre a coltivare un personale interesse per la ginnastica acrobatica.

Durante la Prima Guerra Mondiale venne internato nel campo di prigionia di Lancaster assieme ad altri connazionali, qui non si perse d’animo e organizzò l’allenamento proprio e dei suoi compagni.

Nel 1818 una terribile influenza epidemica uccise miglia di inglesi, ma nessuno di quelli che si sottoposero al suo metodo di allenamento.

Più tardi venne trasferito sull’ Isola di Man dove si immerse in una realtà completamente diversa: soldati reduci dalla battaglia devastati dalle ferite, debilitati dalle malattie, immobilizzati da mesi. Decise così di darsi da fare e costruire macchinari (con ciò che aveva: telai di letti, molle…) utili alla riabilitazione dei soldati.

Tornò poi, nei primi anni Venti, in Germania, dove continuò ad ideare attrezzature per la rieducazione posturale, di cui alcune tutt’oggi in uso.

La sua professione lo portò ad Amburgo a lavorare presso il Corpo di Polizia locale come addestratore fisico.

In questo periodo conobbe Rudolf Van Laban, danzatore e teorico della danza, il quale incorporò parte del lavoro di Pilates nell’impostazione del proprio insegnamento.

Nel 1925 l’insegnamento del metodo Pilates divenne molto popolare tanto che il Governo tedesco lo invitò a seguire personalmente il piano di allenamento del nuovo esercito tedesco. Proprio a questo punto decise che era tempo di partire per gli Stati Uniti d’America.

Emigrò a New York e durante la traversata conobbe un’infermiera di nome Clara, che successivamente divenne sua moglie.

Aprì uno studio di formazione nell’edificio del New York City Ballet, qui cominciò a codificare i principi della sua tecnica cardine. Nei primi anni ’60 annoverò tra i suoi clienti numerosi ballerini, tra cui George Balanchine e Martha Graham, fece ingresso così nel mondo della danza, instaurando un rapporto destinato a durare fino ad oggi; ciò spiega come, a torto, si è spesso associata la tecnica al solo mondo della danza.

Pilates chiamò il suo lavoro “Controllogy”, facendo riferimento al meccanismo indotto dal metodo che incoraggia l’uso della mente sul controllo del sistema muscolo-scheletrico.

Joseph Hubertus Pilates morì a New York nel 1967, all’ età di 87 anni.